martedì 28 maggio 2013

1862. Lenze, ami, esche e pesca alla canna sul lago di Como

di Giovanni Cetti

Delle Lenze

Grande oltre ogni credere è la voracità dei pesci. Le alghe e le erbe acquatiche che vegetano sul fondo del lago, i vermicciuoli che brulicano sotto i ciottoli presso la sponda, e gli insetti che dall'atmosfera cadono sulla superficie delle acque, tutti servono di alimento ai pesci, che piccola sortirono la bocca; ma quelli, cui natura fornì di bocca maggiore, amano cercare più lauta preda in altri pesci, movendo loro atroce ed incessante guerra, inseguendo e divorando a preferenza i più piccoli, non eccentuati gli individui della propria specie. Né raro è il caso di vederne qualcuno, boccheggiante, vittima della propria ingordigia, tener sporgente né poter ingollare un altro pesce, che non cape nella sua bocca e quasi lo pareggia in grossezza.



Divorare ed essere divorato è la legge cui la natura ha condannato il pesce. La sua vita altro non è che una scena di paure, di aggressioni, di fughe, di ostilità. Sempre affamato e insaziabile, va senza posa in busca di cibo: affronta i perigli, ed essendo privo del nervo che è l'organo del gusto, quasi indistintamente abbocca tutto ciò che incontra. E tale è la sua ingordigia, che sovente ritorna a quello stesso uncino che poco prima l'avea arrestato, ed anche tratto fuor d'acqua e lottante colla morte, avidamente inghiotte l'esca che tu gli appresti. Da questa cieca voracità dei pesci, l'uomo trasse per sé utile partito, ed ebbe origine la pesca della lenza.

Se all'estremo di lunga funicella tu attacchi un piccolo uncinetto, e questo ricopri di esca opportuna, poi lo getti nelle acque, tosto intorno intorno gli si aggireranno varii pesci, finché il più ardito od affamato, inghiottendo l'esca, resterà preso all'uncinetto, sì che tu di leggeri coll'altro estremo della funicella stretto alla canna lo potrai trarre alla riva. Ecco la lenza o la pesca all'amo.

martedì 21 maggio 2013

Sugli antichi mestieri e le imbarcazioni del Trasimeno

L’Arbit protagonista del programma televisivo "Esplorando" di Alex Revelli Sorini.

La trasmissione andrà in onda su Teletruria
  • venerdì 24 maggio alle ore 21.30
  • sabato 25 maggio alle ore 14.30
e su Toscana tv (canale 18)
  • domenica 9 giugno alle ore 13.30
  • sabato 15 giugno alle ore 21.30

venerdì 10 maggio 2013

Storia di barche, navigare tra archeologia e tradizione

Un incontro per conoscere la storia millenaria delle barche che hanno solcato le acque dei fiumi e dei laghi dell’Italia centrale.

Si parlerà dell’evoluzione delle imbarcazioni dalla preistoria ai giorni nostri; della cantieristica navale; delle recenti scoperte archeologiche; delle grandi barche usate nel Cinquecento per la pesca sul Trasimeno.

Questo e altro ancora al convegno “Storia di barche, navigare tra archeologia e tradizione”, che si terrà sabato 18 maggio dalle ore 10 a Castiglione del Lago, presso il Palazzo della Corgna.

Diversi i relatori che introdurranno il pubblico nell’affascinante universo della nautica d’acqua dolce. Come Antonio Batinti, Marco Bonino, Ermanno Gambini, Laura Peruzzi e Grazia Rosa Villani.

Attraverso le loro esperienze e testimonianze sarà possibile intraprendere un viaggio nel tempo, ripercorrendo la storia e tenendo vivo il ricordo di tradizioni radicate che si stanno rapidamente dissolvendo a causa delle moderne imbarcazioni. Non solo, l’incontro sarà anche un’occasione per fare il punto sugli studi e analizzare i più importanti progetti di documentazione e salvaguardia sulle imbarcazioni tradizionali.

Sarà ricordato, inoltre, dopo trent’anni, il primo congresso dell’ALLI (Atlante Linguistico dei Laghi Italiani) che si tenne a Castiglione del Lago nel settembre 1982 e la parallela mostra di disegni di Marco Bonino sulle imbarcazioni delle acque interne nell’Italia centrale.

Storia di barche, navigare tra archeologia e tradizione. Castiglione del Lago, Palazzo della Corgna, sabato 18 maggio alle ore 10.

giovedì 2 maggio 2013

Lo studio per realizzare un borgo dei pescatori sulle sponde del Trasimeno

Davide Faralli ha sviluppato per la nostra associazione uno studio per un piccolo borgo dei pescatori da realizzare sulle sponde del Trasimeno. Chi ha visitato lo stand dell’Arbit a Coloriamo i cieli ha potuto vedere in anteprima le immagini che pubblichiamo qui.



Al centro dell’area lavoro esterna vi è il pennone per riparare i tofi il cui profilo ricorda l’albero di una barca. 
Questo esile elemento verticale è anche il fulcro intorno al quale si articolano in una mirabile sequenza spaziale le tre unità in legno e canna palustre.

domenica 21 aprile 2013

Il numero e l'unità

La polizia provinciale del Trasimeno ha di recente ribadito, con un utile avviso dal misurato stile burocratico, quelle che sono le "norme comportamentali in materia di pesca professionale nelle acque del lago Trasimeno".



Come si può leggere sotto, le sanzioni vanno dai 102 euro per chi mette le reti a meno di 200 metri dalla riva, fino ai 4.000 euro della multa che si abbatte sul pescatore che non ha il numero di matricola sull’unità. E cos'è l'unità? probabilmente la barca.

venerdì 12 aprile 2013

1925. La pesca nel lago di Varano in quel di Foggia

di Giacomo Melillo

Introduzione. Strabone1, Plinio2, Tolomeo3, ed altri antichi scrittori ricordano Hyria (Uria), città della Puglia nei pressi del Gargano ma senza dirci con precisione dov'era situata. Anche gli storici dell'evo antico che se ne sono occupati, si mostrano in questo discordi.



Il Cluvier4, basandosi specialmente su un passo di Pomponio Mela5, pose Uria tra Sipontium e il Gargano, presso la odierna Manfredonia. Il Cellario6 la volle non lontana dal portus Garnae, dove è ora Rodi Garganico. Al Mommsen7 parve di doverla identificare con l'attuale Vice Garganico. Fu primo il Manicone8 ad affermare, movendo da tradizioni popolari, che quell'antica città si sarebbe inabissata in epoca remota dando origine alla laguna; e più di uno scrittore lo seguì ciecamente. Secondo studi recenti, Uria (Hyria) sarebbe stata edificata là dove la costa adriatica si protende nel mare a formare il prontorio del Gargano, e la odierna laguna di Varano  non sarebbe che una trasformazione geologica dell'antico sinun uranius (hyrianus)9. La fonetica non vi si oppone, Varano potendo essere ricondotto facilmente a urianus10.

lunedì 1 aprile 2013

1928. La pesca nello stagno salso di Orbetello

di Giacomo Melillo

Lo stagno salso di Orbetello che misura 26 chilometri quadrati di superficie ed profondo m. 1,50, è limitato a Nord-Ovest dal Tombolo della Giannella che unisce l'Argentario alla foce dei fiume Albegna, a Sud dal Tómbolo di Feniglia che lo collega al Colle di Cosa.1



Lo stagno comunica col fiume Albegna per mezzo dei canali di Fibbia e delle Saline, col mare per mezzo di quelli di Nussa e di Ansedonia.2 La pesca che vi si fa è molto caratteristica: nel bacino di Ponente dello stagno è libera a tutti; il bacino di Levante è invece proprietà del Comune che vi ha costruito speciali labirinti da pesca in cemento detti boadanoni (vedi fig. 7b). Sono queste le peschiere che vanno sotto il nome di 'Peschiere di Nassa'.